Un disastro ambientale ha provocato una grave contaminazione da metalli pesanti e a rischio è il frutto più amato anche dai più piccoli.
La sicurezza di ciò che portiamo in tavola è un tema che negli ultimi anni ha assunto un peso sempre maggiore: tutti noi siamo abituati a controllare le etichette, a informarci sull’origine dei prodotti, a preoccuparci di pesticidi, additivi o contaminazioni batteriche. Stiamo anche molto attenti, negli ultimi tempi, alle campagne informative e ministeriali che ci mettono in allerta su lotti di alimenti che potrebbero essere a rischio.

Quello che arriva sulle nostre tavole, dunque, è attentamente verificato sia alla fonte che da noi stessi, preoccupati soprattutto del fatto che alimenti molto comuni siano a rischio pesticidi. Esiste però un rischio meno visibile e molto più insidioso: quello legato ai metalli pesanti dispersi nell’ambiente a seguito di attività industriali o disastri ambientali, si tratta di una preoccupazione da non sottovalutare, sebbene notizie come queste passino spesso in secondo piano.
La catastrofe ambientale avvenuta in Brasile e le ripercussioni sulla salute
Alcune vicende, a volte, trascendono la cronaca e sembrano uscite da un romanzo noir come Mi fido di te, scritto da Massimo Carlotto, maestro italiano del genere, in collaborazione con lo scrittore e giornalista sardo, Francesco Abate. Vicende come quella che vi stiamo introducendo e che parte da molto lontano, ovvero dal Brasile, e da un evento catastrofico datato 2015, le cui ripercussioni sono ancora molto evidenti, e coinvolgono anche la nostra salute.

Il fatto è questo: il collasso della diga di Fundão, nello Stato di Minas Gerais, provocò la fuoriuscita di enormi quantità di fanghi minerari che si riversarono nel bacino del Rio Doce, quindi i sedimenti carichi di residui industriali raggiunsero l’estuario ma anche su vaste aree agricole. A distanza di anni, uno studio internazionale ha confermato che quei materiali non sono rimasti confinati nel terreno, ma sono stati assorbiti dalle colture locali, finendo così direttamente nella dieta della popolazione.
Quali sono gli alimenti contaminati a distanza di anni dal disastro ambientale
Prodotti fondamentali per l’economia e l’alimentazione dell’area sono risultati così contaminati da piombo, cadmio, cromo, rame e nichel, ovvero da quegli elementi che spesso vengono associati agli ossidi di ferro tipici degli scarti estrattivi. Le radici delle piante captano queste sostanze dal terreno e le trasferiscono ai tessuti vegetali: si crea in questo modo un collegamento diretto tra inquinamento ambientale e consumo umano.

Tra gli alimenti contaminati, ci sono cacao, manioca e banane, con una distribuzione dei contaminanti che non è uniforme e con casi molto delicati, che hanno messo in allarme non solo gli studiosi che hanno analizzato i campioni, ma l’intera popolazione civile della zona. Ad esempio, nel cacao concentrazioni elevate sono state rilevate anche nelle foglie e nei frutti, e addirittura nella polpa sono stati misurati livelli di rame e piombo superiori ai limiti indicati dalle linee guida.
La preoccupazione per il consumo di banane tra i bambini
Grande è la preoccupazione per la salute dei bambini ed è legata in particolare al consumo di banane, soprattutto alla luce dell’analisi di alcuni dati. Infatti, gli studiosi hanno definito un quadro di rischio dettagliato che se per un adulto di corporatura media è davvero molto contenuto, almeno nel breve termine, perché l’assunzione prolungata di metalli pesanti può infatti favorire danni cellulari e alterazioni del Dna, tra i bambini è davvero catastrofico.
Sotto i sei anni, infatti, in base ai dati elaborati da uno studio sulla popolazione, l’indice di tossicità legato al consumo di banane supera le soglie di sicurezza, soprattutto per la presenza di piombo e cadmio. Il piombo, anche a basse concentrazioni, può interferire con lo sviluppo del sistema nervoso, e questo può provocare possibili ripercussioni permanenti sulle capacità cognitive e sul comportamento.





