Acqua minerale del supermercato: oltre il 70% sono contaminate da PFAS

Acqua minerale, anche quella in vendita al supermercato è contaminata da PFAS: ecco quali sono quelle con il del 70%, meglio non berle.

Per molti è una scelta automatica. Si prende una bottiglia dallo scaffale del supermercato convinti di fare la cosa giusta: più controlli, più sicurezza, più qualità. L’acqua minerale, nell’immaginario collettivo, è sinonimo di purezza incontaminata, protetta da profondità geologiche che la rendono immune alle contaminazioni moderne. Ma è davvero così?

acqua in bottiglia e in bicchiere e pericolo di morte
Acqua minerale del supermercato: oltre il 70% sono contaminate da PFAS Ristorantebovio.it

Negli ultimi anni, scienziati e autorità sanitarie hanno iniziato a osservare con crescente preoccupazione un fenomeno silenzioso e invisibile. Tracce di sostanze chimiche persistenti stanno comparendo praticamente ovunque: nell’aria, nel suolo, nelle acque superficiali e perfino nelle falde più profonde. Composti resistenti alla degradazione, capaci di accumularsi nel tempo e difficili da eliminare con i trattamenti tradizionali. E ora qualcosa di inatteso emerge anche dalle bottiglie che portiamo in tavola.

Un test su 32 bottiglie cambia la prospettiva: ecco qual è l’acqua minerale contaminata da PFAS

Un’indagine condotta in Francia dalla rivista dei consumatori Que Choisir ha analizzato 32 campioni di acque minerali e di sorgente vendute nei supermercati. L’obiettivo? Cercare la presenza di PFAS, le cosiddette “sostanze eterne”.

I PFAS sono composti chimici utilizzati per decenni in centinaia di applicazioni industriali e domestiche: imballaggi alimentari, tessuti impermeabili, schiume antincendio, pesticidi, refrigeranti. La loro caratteristica principale è la straordinaria persistenza: non si degradano facilmente e si accumulano nell’ambiente.

bicchiere di acqua frizzante
Un test su 32 bottiglie cambia la prospettiva: ecco qual è l’acqua minerale contaminata da PFAS Ristorantebovio.it

Il monitoraggio ha preso in esame 20 PFAS regolamentati dalla normativa europea. Per l’acqua potabile il limite complessivo è fissato a 100 nanogrammi per litro (ng/l), mentre in Francia per le acque minerali naturali la soglia è ancora più restrittiva: 30 ng/l. La buona notizia? Solo poche bottiglie hanno mostrato la presenza di questi 20 composti, e in concentrazioni generalmente contenute. Ma il quadro cambia quando si guarda oltre.

Tra i campioni analizzati, l’acqua minerale naturale Carrefour (addizionata di anidride carbonica e proveniente dalla sorgente di Perle, in Ardèche) ha mostrato 8 PFAS su 20, con una concentrazione totale di 21,7 ng/l, vicina al limite francese.

Ancora più rilevante la presenza combinata di quattro tra i composti più discussi — PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS — che nel campione hanno raggiunto 13,7 ng/l. Per confronto, la Danimarca adotta un limite di 2 ng/l per questi specifici PFAS. Dopo la pubblicazione dei risultati, il prodotto è stato sospeso dalla vendita. Ma non è questo il dato più sorprendente.

Il contaminante invisibile che non ha ancora un limite europeo

Il vero protagonista dell’indagine è un’altra sostanza: l’acido trifluoroacetico (TFA). Un PFAS di nuova generazione per il quale non esiste ancora un limite massimo armonizzato a livello europeo. Il TFA si forma principalmente dalla degradazione di refrigeranti e pesticidi. È estremamente persistente e sospettato di effetti tossici su fegato e sistema riproduttivo. E, soprattutto, è molto più diffuso di quanto si pensasse.

Su 32 bottiglie analizzate, il TFA è stato rilevato in 21 campioni. In 17 casi superava i 100 ng/l. Il valore più alto? 650 ng/l nell’acqua minerale naturale Thonon. Seguono Vittel con 440 ng/l, U Acqua Minerale dei Pirenei con 410 ng/l, Saint Antonin con 370 ng/l e Contrex con 350 ng/l.

bicchiere di acqua
Il contaminante invisibile che non ha ancora un limite europeo Ristorantebovio.it

Tra i marchi noti anche in Italia compare San Pellegrino, con un livello di TFA pari a 100 ng/l. Per confronto, i Paesi Bassi — attualmente tra i più cauti — hanno fissato una soglia provvisoria di 2.200 ng/l per il TFA. In Italia il limite stabilito è di 10.000 ng/l, ma entrerà in vigore solo dal 12 gennaio 2027.

Anche le falde profonde non sono più al sicuro

Uno degli aspetti più inquietanti è che il TFA e altri PFAS sono stati trovati in acque provenienti da sorgenti profonde, tradizionalmente considerate protette. A differenza dell’acqua di rete, l’acqua minerale naturale può subire solo trattamenti molto limitati. Tecnologie efficaci come la filtrazione a carbone attivo — utilizzata negli acquedotti per ridurre i PFAS — non sono consentite per le acque minerali. Questo significa che, se la falda è contaminata, le possibilità di intervento sono ridotte.

In Francia, l’Alto Consiglio per la Salute Pubblica ha raccomandato di fissare un limite specifico di 20 ng/l per i quattro PFAS più pericolosi, ma la misura non è ancora stata adottata. A livello europeo, la definizione di un valore tossicologico di riferimento per il TFA è attesa non prima di luglio 2026. Nel frattempo, una certezza emerge con forza: l’idea che esista una fonte d’acqua completamente immune agli “inquinanti eterni” sembra ormai appartenere al passato. E la prossima volta che svitiamo un tappo, forse vale la pena chiederci cosa stiamo davvero versando nel bicchiere.

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